CLEMENTE 

Presentazione liberissima di te stessa, ovvero come ti percepisci e ti percepivi da bambina.
Quando ero molto piccola, ricordo che mi presentavo al mondo in quattro lineari dettagli “ciao sono Sara ho tre anni, gli occhi verdi e i capelli gialli”.
Credevo forse che presentandomi per tutto ciò che percepivo di me, i rapporti con le persone non avrebbero avuto lati oscuri, o delusioni. Ero ciò che mostravo. semplicemente, crescendo devo ammettere che non sono cambiata, passano gli anni, non mi delineo più per i tratti somatici, ma il mio mondo si racchiude ancora in 4 dettagli, come le lettere del mio nome. Oggi, che di anni non ne ho 3, ma 34 potrei dire “ciao, sono Sara, ho un cuore grande, mani piccole, e tanta voglia di vivere e abbracciare il mondo, ogni giorno”.

Come hai (ri)scoperto i tuoi talenti.
Ho compreso di essere speciale, e bada bene, non intendo, migliore, ma diversa.
Ho sempre fatto della mia solitudine un punto di forza, non ho mai cercato di uniformarmi, e la vita mi ha dimostrato che non cercare di appartenere ad un gruppo mi ha salvato quando, a 17 anni appena compiuti mi è stata diagnosticata una malattia autoimmune cronica che in qualche modo mi ha costretto a ridisegnare i miei progetti, e a ridipingere molti dei miei colori. Sono cresciuta in fretta, circondata da una famiglia meravigliosa, a cui devo tutto, ma i gomiti su cui ho strisciato e le ginocchia su cui sono caduta, comunque, sono giustamente state le mie. E crescere in questo modo avrebbe potuto aprirmi due strade: quella di vittimismo e di marginalità rispetto ad un mondo che correva più veloce, o quello di tirare fuori ogni millimetro di forza, di cuore, di colore, di ottimismo, che neanche pensavo di avere, Ho scelto la seconda, forse subito non l’ho fatto per me stessa, ma per la mia famiglia, le persone che amavo e che non volevo vedessero il mio dolore e le mie fragili paure. Tra alti e bassi, ho imparato ad affrontarmi, odiarmi, proteggermi perdonarmi e a volermi bene. E ho capito che nella vita nulla accade per caso.
In quel percorso piano piano mi definivo sempre di più, e sentivo che il mio posto nel mondo aveva uno scopo.
Quale fosse l’ho capito quando il 1 luglio 2011 un’auto mi ha investito sulle strisce pedonali di una strada che mi avrebbe portato, ancora non lo sapevo, a ciò che davvero sento di essere: Liberanima.
Non ero invincibile, e non potevo più mascherarmi dietro allo stacanovismo per non pensare ai miei grigi. Ho dovuto fermarmi e cambiare la mia vita.
Per molti poteva sembrare un incubo, per me è stata finalmente la rivelazione. ho raccolto tutto ciò che era il mio mondo di passioni e conoscenze, e , ed è nato il mio progetto. E’ nato dentro di me, non sulla carta. E’ nato dal fatto che quell’auto invece di stendermi del tutto mi ha dato nuova energia, più forte e potente di quanto non l’avessi mai sentita – ha trasformato i miei colori in voglia di dare, id aiutare, di condividere. Ed eccomi qui.
Mi sono detta che se avessi aiutato anche una sola persona avrei dato un senso a tutto ciò che mi era capitato nella vita.
E le persone sono diventate più di una, e soprattutto ho aiutato me.

Quali sono stati gli ostacoli più importanti che hai affrontato nel corso della tua vita.
Gli ostacoli nella mia vita sono stati e sono molti ma io credo che non affronterei una strada senza ostacoli.
Credo che gli ostacoli siano la prova che è la strada giusta.
Non mi fiderei di una strada senza insidie, tanto il conto la vita te lo porterebbe comunque, alla fine.
Gli ostacoli, sono ciò che maggiormente mi ha caratterizzato, forgiato, e aiutato, in fondo.
La sensibilità che possiedo e che sento di vivere, i colori con cui vedo il mondo, i sorrisi che mi scaldano il cuore, gli abbracci forti, non sarebbero cosi veri senza gli ostacoli che mi hanno costretto a sentire forte la voglia di viverla a pieno questa vita.

Come si mette in pratica secondo te il coraggio della coerenza e come fai ad assomigliarti in tutto quello che fai
Credo che sia il coraggio di guardarli e affrontarli, uno ad uno con responsabilità e coraggio anche, che ogni giorno mi avvicina alla persona che so di essere.
C’è una parola meravigliosa, greca, “entelecheia”, che significa diventare ciò che sei destinato ad essere, come la ghianda che diventerà quercia, inevitabilmente, anche quando ancora non lo sa.
Ecco perché credo che il segreto per assomigliarsi e avvicinarsi a ciò che siamo destinati ad essere, sia VIVERE SENZA ACCANIMENTI. Ogni cosa accade per un motivo, semplicemente non sempre abbiamo le risposte nel momento in cui le cose accadono, non sappiamo sempre identificare il perché.
E allora dovremmo semplicemente vivere, con la consapevolezza che sarà la vita a darci strumenti e risposti per capire.

Cosa ti permette di fare e dare quello che fai, qual è la tua mission.
Io oggi mi assomiglio, mi abbraccio, mi voglio bene,
Oggi posso dire di riuscire a fare del bene alle altre persone, di abbracciare anche loro, in fondo, con braccia, cuore e anima.
La mia mission è in verità l’essenza della mia stessa vita, ossia quella che il mio non è un lavoro, non è una professione, è coerenza, è un trait d’union , un tutt’uno tra la mia vita privata e la mia attività.
Aprire il mio studio quindi, non è stato frutto di analisi di mercato, business plan, o di progetti professionali, per me è stato il naturale passaggio al gradino successivo della mia esistenza.
Non saprei immaginarmi fare altro, nonostante la mia vita precedente mi vedeva assistente di alta direzione.

Che consigli daresti a chi vorrebbe aprire no studio olistico?
Ecco, credo che per capire se è il momento giusto di aprire il proprio studio olistico, il primi passo è chiedersi se ci siamo posti la domanda. Se ce la siamo posti, non è ancora il momento. Aprire uno studio olistico deve essere un’urgenza, un bisogno, una naturale propensione, come un bambino che dal gattonare inizia a camminare. E’ il momento giusto, il naturale corso degli eventi.
Perché poi non si sarà solo un terapeuta, ma parte di ogni cliente, si sarà dentro ad ogni cuore, ad ogni abbraccio, dentro ad ogni disagio, non ci sarà distacco tra l’essere e l’apparire. E una volta che si è pronti ad ESSERE il proprio studio, senza dubbi, né alternative (chiedetevi se potreste fare anche altro nella, vita, se la risposta è si, non aprite uno studio olistico), APRITELO.
Dal punto di vista burocratico non ci sono resistenze né grosse difficoltà. Basta individuare un commercialista, aprire una partita iva come lavoratore autonomo con il giusto codice Ateco, e via…
Dal punto di vista dell’investimento, ognuno in base alle proprie possibilità, può iniziare un’attività olistica. Chi non può permettersi un proprio studio, può iniziare in collaborazione con centri esistenti, giusto per farsi conoscere e creare un proprio giro di pazienti/clienti.
Vi consiglio di pensare all’impronta che volete lasciare di voi al cliente e di farne il vostro tratto distintivo (benessere, rilassamento, empatia, …) e di pensare a farvi un’ assicuratore idonea per gli operatori olistici, che copra la responsabilità civile. Non è obbligatoria, ma è un segno importante che indica il rispetto per gli altri, e la garanzia di essere professionisti seri.
Ma soprattutto leggete, leggete i volti, i corpi, i cieli, i libri, gli alberi, leggete la vita attraverso gli oggetti, i colori.
Vivete, il resto verrà da sé…Io sono Sara ho 34 anni, un cuore grande e mille colori. E voi?